Mercoledì, 13 Aprile 2016
Centro ELIS

Via Sandro Sandri, 81

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L'iniziativa formativa rivolta imprenditori sociali e manager di organizzazioni profit e non profit, promossa in collaborazione con IESE Business School - Center for Business in Society, ha avuto l'obiettivo di approfondire i temi dell’innovazione e dell’impresa sociale. L’iniziativa, svoltasi dal 13 al 15 aprile, ha avuto l’obiettivo di fornire a imprenditori sociali e manager di organizzazioni profit e non profit strumenti strategici e gestionali per coniugare valore economico e sociale, far comprendere le opportunità dell’innovazione sociale, spiegare come creare partnership di successo tra multinazionali e imprese sociali. Docenti del workshop Antonino Vaccaro, direttore del Center for Business in Society dello IESE Business School e Tommaso Ramus, Catolica Lisbon School of Business and Economics.

Attraverso prodotti e servizi studiati nel rispetto della dignità umana e del bene comune l'azienda può offrire un impontante rientro ai propri investitori. “Le aziende - ha spiegato Vaccaro - sentono la pressione sociale dei consumatori che vogliono prodotti e servizi più etici, le aziende devono prendere la direzione che va verso un dialogo tra profit e no profit”.

In Italia i consumatori disposti a spendere di più per acquistare prodotti di brand sostenibili sono il 52%, in sensibile crescita dal 44% del 2013 e dal 45% del 2014. A livello globale il dato sale al 66%, in crescita accelerata di 11 punti percentuali rispetto al 2014 e di 16 punti dal 2013. In Europa il dato si attesta al 51% (2014 40%; 2013 37%).

A livello globale, le aziende impegnate nella sostenibilità ambientale e sociale hanno fatto registrare nel 2015 una crescita del fatturato pari al 4%, a differenza delle aziende non impegnate su questo versante, il cui giro d’affari è incrementato meno dell’1%. Il 65% delle vendite totali nel largo consumo provengono da marche impegnate con l’ambiente o il sociale.

Nei 60 mercati presi in esame, in media le fasce d’età maggiormente propense a pagare di più per la sostenibilità sono quelle tra i 21 e i 34 anni e della generazione 15-20 anni. La prima si posiziona al 73% nel 2015 (in crescita del 50% rispetto al 2014), la seconda al 72% (era il 55% nel 2014). Mettendo a confronto la disponibilità finanziaria dei consumatori attenti alla sostenibilità emerge un dato sorprendente a livello globale. Infatti sono maggiormente disposti a pagare di più per il prodotto con brand sostenibile quanti guadagnano 20 mila dollari all’anno rispetto a coloro che dichiarano entrate  per 50 mila (68% vs. 63%).

Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla Nielsen Global Survey of Corporate Social Responsibility and Sustainability condotta su un campione di 30.000 individui in 60 Paesi.

Sì può fare impresa e progresso sociale? A questa domanda hanno risposto nel corso della tavola rotonda, organizzata a margine della seconda giornata, Cesare Avenia, Presidente di Ericsson, Daniele Di Fausto, CEO di eFM, e Domenico Mastrolitto, segretario per il Lazio di UCID e Direttore del Campus Biomedico S.p.A.

La parte conclusiva del workshop è stata dedicata alla presentazione di progetti ed esperienze nel campo dell’innovazione sociale. Francesco Di Perna, Vice President - Open Access - Operations Management di Telecom Italia, ha illustrato il progetto crowd tech realizzato con ELIS in Sardegna, Ernesto Albanese, Presidente L’Altra Napoli Onlus, ha presentato i progetti portati avanti nel difficile Rione Sanità a Napoli e Laura Bongiovanni, Presidente Associazione Isnet, partner dell'iniziativa, ha presentato i risultati sull’indagine del social procurement.

L'indagine racconta che quasi 9 aziende profit su 10 (l’88,1%) si dichiarano disponibili a valutare offerte di prodotti e servizi di cooperative e imprese sociali. Ma solo il 27,5% ha già attivato rapporti di fornitura, clientela o partnership. C'è dunque un grande spazio di crescita in Italia per l’economia sociale attraverso il social procurement, termine ancora poco utilizzato nel nostro Paese con cui si indicano i rapporti di fornitura avviati da imprese profit con realtà del Terzo settore.

Fra le aziende è piuttosto scarso il livello di conoscenza delle imprese sociali: il 6,4% non le ha mai sentite nominare e più della metà (54%) ne ha una conoscenza solo superficiale. Solo il 27,5% delle aziende ha già rapporti commerciali con le imprese sociali (fornitura, clientela, partnership), mentre l’11% ha rapporti a titolo personale.

 

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