Submitted by a.graziano on Mer, 04/04/2018 - 17:29

L’Open Space di ELIS non lascia spazio all’immaginazione. Quando si entra, la panoramica che si presenta regala un quadro ben chiaro già dai primi attimi. Gruppi di giovani a lavoro, che si muovono da un punto all’altro della grande sala come parti di un unico sistema.

Abbiamo avuto conferma delle prime sensazioni incontrando Luigi De Costanzo, direttore di Junior Consulting, la realtà di cui l’Open Space è culla.

In un tweet, cos’è JC?

«Un acceleratore di competenze per ragazzi brillanti che vogliono entrare nel mondo del lavoro da professionisti.

All’atto pratico, Junior Consulting permette a uno studente di preparare la propria tesi di laurea su un progetto sfidante che lo metta in diretto contatto con il mondo del lavoro. Cerchiamo così di accorciare i tempi dedicati all’onboarding post universitario, facendo da ponte tra le due realtà».

 

Com’è nato il progetto?

«JC nasce 14 anni fa, durante un semestre di presidenza Vodafone, con l’intenzione di trasformare i giovani neolaureati da “studenti” a “lavoratori”. Abbiamo dunque guardato alle multinazionali e alle società di consulenza: orientate all’obiettivo, con una gestione del tempo particolarmente serrata e cadenzata e abituate a operale in team progettuali - elementi che permettono un rapido accrescimento delle proprie skill.

In questo modo riusciamo a valorizzare al massimo il tempo dedicato alla tesi di laurea facendo vivere agli studenti un’esperienza lavorativa in tutto e per tutto in un’ottica di action learning. Gli step dei 4 mesi di esperienza vengono vissuti da protagonisti sotto ogni aspetto. Ad esempio, se bisogna presentare un report sarà lo studente a prepararlo, a illustrarlo al committente e a raccogliere feedback».

 

Come si sviluppa l’esperienza?

«Il training di JC si basa su più pilastri.

  • Team working: composizione della squadra, apprendimento del lessico tecnico e degli strumenti operativi che verranno utilizzati.
  • Training on the job: durante lo sviluppo del progetto si diventa esperti del dato argomento.
  • Sviluppo one to one: sviluppo personale attraverso il rapporto diretto con il manager coach.
  • Confronto con l’azienda: un’esperienza diretta nel mondo del lavoro, contribuendo quindi anche all’orientamento professionale successivo.

E poi c’è l’Open Space: JC è un ecosistema nel quale avviene una continua contaminazione di competenze. Vi è un continuo scambio di informazioni, anche tra individui che appartengono a gruppi di lavoro diversi e ciò è fondamentale in ottica di orientamento al funzionamento dell’azienda, nella quale ogni persona avrà il proprio incarico, ma necessiterà al contempo di interfacciarsi con i colleghi.

Com’è composto il team?

«Ogni edizione vede operativi dai 15 ai 20 ragazzi, quindi da 5 a 8 progetti attivi. Ogni team si compone di tre studenti più un team leader.

Il numero dei componenti scatena tutta quella serie di dinamiche di gruppo che contribuiscono all’accrescimento personale. Possibilità di frizioni, rischio di un 2vs1, sono tutte situazioni che gli studenti imparano ad affrontare e con le quali convivono in ottica di problem solving.

Altrettanto importante è il ruolo del team leader. Il senior è parte dello staff ELIS, è un consulente che ha già maturato esperienza su precedenti progetti in ambito consulenziale e che nei confronti del team rappresenta il manager coach. Non si tratta dunque di un “capo” che usa il lavoro del ragazzo per far emergere sé stesso, bensì un tutor che si mette al suo servizio. Attualmente sono attivi circa 50 coach e più della metà di questi sono ex allievi JC».

 

E il ruolo delle aziende?

«Le aziende sono dei clienti a tutti gli effetti e lo sono sotto due punti di vista. Innanzitutto per il progetto che verrà prodotto alla fine dei 4 mesi operativi, destinati a diverse linee di business aziendali quali marketing, acquisti e qualunque funzione aziendale che abbia un budget da spendere per un servizio consulenziale. In molti casi sono poi clienti anche in ottica Human Resources: i ragazzi entrano bravi ed escono ancor più bravi, le aziende ci chiedono di poter tenere i ragazzi più brillanti e che sono piaciuti. Si può quindi dire che i vantaggi per l’azienda sono sia sul breve periodo (risoluzione del problema per il quale si chiede la consulenza) che nel lungo periodo (vetrina di menti da contrattualizzare).

Non sono, però, solo clienti. Sono anche protagoniste. Noi vediamo le aziende come co-creatrici dei valori e delle opportunità che JC offre. A loro chiediamo di esigere il massimo dai ragazzi e di trattarli a tutti gli effetti come professionisti, dando loro la possibilità di confrontarsi con una situazione totalmente reale e, dunque, formandoli».

 

La conferma di ciò è il lancio della 34esima edizione.

«Sicuramente. Significa 14 anni di vita. I primi ragazzi usciti da qui ora fanno da referenti dei progetti interni alle aziende, alcuni addirittura da committenti. Sono ragazzi ormai inseriti perfettamente nel contesto aziendale e che ricoprono ruoli importanti. Avendo vissuto JC conoscono la qualità del lavoro svolto e tornano qui per chiedere che venga prestato un servizio da parte nostra. Condividono in tutto e per tutto l’esternalità positiva che si genera e sono ben contenti di diventare clienti. All’atto pratico, sanno a chi vanno a rivolgersi, vanno “a colpo sicuro”.

Un altro elemento fondamentale, al quale dobbiamo il fatto di essere arrivati così lontano, sono i professori universitari. Essi rappresentano una fonte importantissima. Al momento del reclutamento dei ragazzi, i professori giocano un ruolo cruciale, basato su un rapporto con noi di stima e fiducia. Loro sanno a chi inviano i ragazzi, noi ci fidiamo del loro giudizio e della loro preselezione».