home / aGesic, la sicurezza

aGesic, la sicurezza sul lavoro diventa high-tech

La startup ha sviluppato un’app che può salvare la vita a chi lavora in condizioni di isolamento e aiuta PMI e Corporate a tutelare la sicurezza dei propri dipendenti.

All’interno di ELIS Startup Alliance (ESA), lo scale-up program di ELIS che punta a sviluppare l’innovazione aziendale e aiuta le startup italiane ad emergere, si aggiunge aGesic, una realtà che si occupa di sicurezza sul lavoro in modo innovativo.

Nata nel 2015, aGesic ha sviluppato un’app per la sicurezza dei lavoratori, un servizio di fondamentale importanza per aiutare aziende PMI e corporate a tutelare le persone impegnate quotidianamente in attività svolte in condizioni di isolamento. 

Abbiamo parlato con Salvatore Carlucci, co-founder della startup, che ci ha raccontato da dove nasce l’idea e in che modo incontra i valori ELIS. Il team, oggi al lavoro su sviluppi e funzionalità legati all’integrazione con altri device e con la tecnologia IoT, guarda a un futuro sempre più orientato verso una “sicurezza hi-tech totale”, che mira a minimizzare il rischio e la gravità degli infortuni sul lavoro, a supporto della sicurezza e della prevenzione.

Raccontaci la startup con un tweet. A chi si rivolge il vostro business e che bisogni soddisfa?

aGesic è un sistema basato su una semplice applicazione ed è dedicato alla sicurezza di tutte le aziende che impiegano lavoratori isolati. Rileva automaticamente gli stati di pericolo del lavoratore e allerta l’azienda in real time, consentendo un soccorso tempestivo in caso di necessità.

Com’è formato il vostro team e da quali background venite?

Il progetto aGesic nasce nel 2012 dall’idea di Salvatore Carlucci, informatico e project manager, oggi COO della società, Riccardo Bianchi, manager di lungo corso proveniente dal settore della fornitura dei servizi di rete e Michele Carlucci, CEO ed amministratore della startup.

Ad oggi, quali sono i vostri numeri?

Come startup non abbiamo nessun dipendente, perché siamo una spin-off della società di sviluppo software Arianna, che a breve verrà assorbita proprio da aGesic. Al momento, quindi, siamo solo noi soci fondatori. 

A livello di progetti, per ora abbiamo firmato nuovi contratti con Snam e Terna, e grazie al supporto di ELIS si è creato un collegamento  con Acea, che ha scelto di investire su nuove soluzioni. 

Infine, abbiamo riscontrato una grande crescita numerica anche in termini economici: prima dell’esperienza con   OPEN ITALY avevamo 20-30.000 euro di fatturato annuo, oggi è aumentato a 187.000 euro. 

A quali modelli vi siete ispirati e quali principi vi hanno guidati lungo il percorso di crescita?

aGesic è una startup nata nel 2015 con un’idea ambiziosa: migliorare la sicurezza sul lavoro. Si tratta anche di una soluzione software, originata dalla ricerca di una risposta al problema della sicurezza dei lavoratori isolati: l’obiettivo è tutelare le persone impegnate quotidianamente in attività svolte in condizioni di isolamento e di aiutare le aziende ad offrire una maggiore sicurezza. Serviva un prodotto che superasse i dispositivi di vecchia concezione, qualcosa che fosse facile da usare e da indossare, abbastanza affidabile da evitare fastidiosi falsi allarmi. 

Siamo partiti da una logica diversa, cercando di affrontare il problema da un’altra prospettiva. Per innovare bisogna essere aperti a pensare in modo nuovo, individuando soluzioni dove altri vedono problemi: in un certo senso ci guida l’ambizione, ma accompagnata dalla consapevolezza di aver sempre qualcosa da migliorare e da imparare.

Com’è il mercato italiano in questo settore? Quali potrebbero essere i rischi di rallentamento e quali gli ulteriori passi avanti per l’innovazione?

Il mercato di riferimento è in crescita, perché la problematica del lavoro solitario è comune a tanti settori: non solo impiantistica, gestione dei servizi di rete con mono operatore, manifatturiero, servizi di sicurezza, trasporti, ma anche hotel e farmacie, aziende di pulizia. In generale è vasto, trasversale e offre molte opportunità, includendo sia PMI che aziende corporate.

Raccontaci un fallimento che vi ha permesso il cambiamento e la crescita.

Il fallimento è sempre dietro l’angolo quando si vuole innovare! Anche oggi, dopo 5 anni di attività, ci sono alti e bassi, ogni giorno siamo sul campo di battaglia: il nostro target principale è costituito da aziende di servizi a rete di pubblica utilità, grandi e molto strutturate. La cosa più difficile, in questo contesto, è trovare i riferimenti giusti per far capire le potenzialità del nostro prodotto. 

In questo senso la partecipazione a contest, a percorsi di incubazione e di accelerazione come OPEN ITALY ci è molto stata utile: un grande impegno perché confrontarsi in questo mondo implica un lavoro continuo di adeguamento ai cambiamenti, una costante revisione del proprio modo di operare, ma è la strada migliore per crescere.

Quali benefici o quali lacune hai riscontrato dal matchmaking con le Corporate dell’ecosistema OPEN ITALY? Quali criticità?

Abbiamo ottenuto un contratto con Snam per la fase di rollout, sia entrati in contatto con tante aziende, abbiamo ricevuto il supporto costante di ELIS.

Tra i benefici principali che abbiamo ottenuto, ci sono proprio i contatti derivati dal network ELIS. Oltre a questo, abbiamo raggiunto una maggiore maturità tecnologica e di approccio ai progetti, grazie al confronto con le corporate che ci ha permesso di crescere.

Che impatto ha avuto l’incontro con l’ecosistema di OPEN ITALY sul tuo percorso di business? E in termini di contatti e relazioni? 

L’incontro con OPEN ITALY ci ha sicuramente aiutato a capitalizzare le esperienze fatte in questi anni con i nostri primi clienti. Grazie al lavoro di consulenza e mentoring abbiamo avuto un’importante occasione di mettere a punto ulteriormente la nostra soluzione e di consolidare il nostro percorso di sviluppo aziendale.

Quali social network utilizzate e in che modo avete strutturato la vostra strategia digitale? 

Per la natura del nostro target principale (grandi aziende, società consortili e partecipate), la strategia commerciale prevede generalmente il contatto diretto. Per questo, le attività di comunicazione sono prevalentemente rivolte alla definizione di documenti, slide, infografiche per i vari pitch, presentazioni aziendali, materiali per incontri on line e in presenza. 

Abbiamo account su Facebook e Linkedin, tramite i quali comunichiamo novità e notizie principali e ci teniamo in contatto con i nostri utenti attraverso campagne DEM. Per quanto riguarda gli annunci pubblicitari, raggiungiamo il nostro target principalmente con il Search Advertising, mentre le Social Ads si rivelano meno efficaci per il nostro settore specifico. 

Per l’immediato futuro, nell’ottica di promuovere aGesic incoraggiandone l’adozione anche da parte di piccole aziende (negozi, farmacie, agenzie di vigilanza, piccoli trasporti, hotel), la comunicazione social dovrà acquisire un rilievo maggiore nell’ambito della nostra strategia.

Che suggerimenti daresti a chi sta pensando di avviare una start-up? E cosa non consiglieresti di fare nella conduzione di una realtà innovativa?

Oggi punterei più sui settori che trainano la digitalizzazione piuttosto che sul manifatturiero. Un consiglio? Non indugiare. Bisogna essere essere smart, veloci, puntare sullo slancio iniziale e sfruttare appieno i vantaggi della fase di start-up.

Come avete affrontato le sfide del 2020? Come vi siete reinventati?

Alle criticità dovute alla pandemia stiamo rispondendo adottando il principio della resilienza, ossia la non resistenza ai cambiamenti resi necessari da questa complicata fase. In questo periodo critico, aGesic si è rivelata utile per un numero maggiore di aziende, che per rispettare il distanziamento sociale spesso hanno riorganizzato i turni di lavoro, riducendo la compresenza dei lavoratori. Si sono rivolte a noi anche piccole realtà, con l’esigenza di tutelarsi di più e di migliorare la sicurezza dei propri dipendenti.

Per rispondere ai bisogni emergenti abbiamo rimodulato la nostra offerta commerciale e progettato nuove funzionalità, come il contact tracing aziendale. Il tutto, chiaramente, in modalità smart-working, che abbiamo attivato immediatamente sin da marzo 2020.

Quali sono le tendenze nel mondo dello startupping e quali saranno i futuri sviluppi?

Le start-up oggi sono chiamate a rispondere ai bisogni emergenti della società e delle imprese: industria 4.0, domotica, intelligenza artificiale, soluzioni per la green economy, digitalizzazione dei servizi, anche quelli erogati dalle pubbliche amministrazioni.

Quali sono i valori che guidano la vostra impresa? Cosa avete in comune con la mission di ELIS, “Formare persone al lavoro”?

Ricerca dell’innovazione, passione per l’eccellenza, preferenza per la collaborazione più che per la competizione, rispetto per il lavoro delle persone: questi sono i valori di ELIS sui quali ci ritroviamo in pieno e che sono anche alla base del nostro impegno quotidiano.

Quali erano le vostre esigenze e aspettative prima di partecipare al progetto OPEN ITALY? Sono state soddisfatte? 

La nostra principale esigenza, che poi era il nostro problema principale, era quello di riuscire a presentarci alle grandi aziende e poter dialogare con loro. Con OPEN ITALY abbiamo soddisfatto a pieno questa esigenza. 

Qual è stato il valore aggiunto, in termini di margine di fattibilità economica, del percorso di co-creazione in OPEN ITALY? 

Il valore aggiunto di questa esperienza è stata l’opportunità di entrare in contatto con realtà imprenditoriali di grandi dimensioni. In questo senso, siamo stati seguiti su tutto il PoC con tutta la parte di PM e di analisi dei risultati, fino al contratto finale. 

Cosa vi siete portati a casa dall’esperienza in OPEN ITALY dal punto di vista umano? 

Uno degli aspetti principali di questa esperienza è sicuramente il valore umano creato con tutto il team che ha partecipato al progetto fin dall’inizio. Nel mio caso, mi ritengo fortunato ad avere avuto come PM Luca Profico, che ha scandito i tempi in maniera eccezionale e con tutte le persone all’interno di Snam che fin da subito hanno creduto nel progetto.

{{ header.title}}